Noi che la penitenza era "dire fare baciare lettera testamento"
Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo "Parco Della Vittoria e Viale dei Giardini".
Noi che se avevi "Vicolo Corto e Vicolo Stretto" perdevi sicuro.
Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
Noi che mettevamo le carte da gioco con le mollette sui raggi della bicicletta.
Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo.
Noi che "se ti faccio fare un giro con la bici nuova non devi cambiare le marce".
Noi che passavamo ore a cercare i buchi sulle camere d'aria mettendole in una bacinella.
Noi che ci sentivamo ingegneri quando riparavamo quei buchi col tip-top.
Noi che andavamo in due sulla Graziella, e piú grandi sul Ciao.
Noi che il Ciao si accendeva pedalando.
Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa.
Noi che ogni volta che suonavamo rispondeva la madre.
Noi che pensavamo di avere segreti.
Noi che i segreti li avevamo davvero.
Noi che abbiamo maneggiato sostanze chimiche come il pongo, il DAS e la gommapane.
Noi che abbiamo manipolato anche la MIKRONITE.
Noi che facevamo a gara a chi masticava più big babol contemporaneamente.
Noi che avevamo adottato gatti e cani randagi che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca.
Noi che quando starnutivi, nessuno chiamava l'ambulanza.
Noi che non sapevamo leggere il termometro.
Noi che prima di adoperarlo, "il termometro lo devi scaricare".
Noi che i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa.
Noi che se sospettavamo che ci volevano fare la puntura, ci nascondevamo sotto il letto.
Noi che se c'era un pallone e 4 alberi era già tutto ok per giocare a calcio.
Noi che se non c'erano gli alberi si giocava lo stesso.
Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella..
Noi che se passavamo la palla al portiere coi piedi e lui la prendeva con le mani non era fallo.
Noi che il portiere era l'1, lo stopper era il 5 e il centravanti il 9.
Noi che "Non puoi giocare a pallone con noi perchè siamo già pari".
Noi che non dovevamo far tardi.
Noi che era pronta la cena proprio al momento del calcio di rigore.
Noi che giocavamo a pallone anche in casa, con la palla di spugna.
Noi che passavamo pomeriggi giocando a Risiko.
Noi che giocavamo a "Indovina Chi?" anche se conoscevi tutti i personaggi a memoria.
Noi che giocavamo a Forza 4.
Noi che Scarabeo non ci piaceva.
Noi che il cubo di Rubik non l'abbiamo mai finito, perlomeno senza barare..
Noi che ci scambiavamo le figurine prima delle lezioni (e durante, e dopo..).
Noi che giocavamo a fiori frutta e città (e la città con la D era sempre Domodossola).
Noi che con le 500 lire di carta ci venivano 10 pacchetti di figurine.
Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini.
Noi che odiavamo i PlayMobil.
Noi che avevamo la pista Polistil, e le femmine Cicciobello col disco che frignava.
Noi che avevamo le macchine filoguidate, e le femmine la casa di Barbie con l'ascensore.
Noi che ci spaccavamo i diti per giocare a Subbuteo.
Noi che con un ramo di salice facevamo l'arco per sentirci Orzowei.
Noi che avevamo il "nascondiglio segreto" con il "passaggio segreto".
Noi che nei prati al buio tra il frinire delle cicale scorgevamo ancora le lucciole (e non sapevamo sarebbero state le ultime).
Noi che a volte si litigava.
Noi che 5 minuti dopo era già tutto dimenticato..
Noi che "se fai questo non sei più amico mio".
Noi che giocavamo per ore a "Merda" con le carte.
Noi che nessuno sapeva le regole del Tresette!
Noi che avevamo il mangiadischi schiacciato con il manico.
Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la penna.
Noi che in TV guardavamo solo i cartoni animati.
Noi che avevamo i cartoni animati belli...!!
Noi cha avevamo la tv in bianco e nero.
Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake e Mazinga (Mazinga, ovvio..)
Noi che guardavamo "La Casa Nella Prateria" anche se metteva tristezza.
Noi che sognavamo un'avventura alla Ambrogio Fogar.
Noi che a Natale guardavamo "Il piccolo lord", perchè lo davano fisso.
Noi che ridevamo se un amico rideva.
Noi che ridevamo se un amico piangeva!
Noi che abbiamo raccontato 1.500 volte la barzelletta del fantasma formaggino.
Noi che le scarpe nuove duravano una settimana..
Noi che le scarpe nuove restavano pulite un'ora!
Noi che la domenica con le scarpe nuove dovevamo andare alla messa.
Noi che alla messa ridevamo di continuo.
Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
Noi che telefonavamo di nascosto.
Noi che non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato sul terrazzo.
Noi che i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno.
Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
Noi che quando ritiravi le foto dal fotografo eravamo curiosi di vederle.
Noi che a scuola si andava a piedi.
Noi che scrivevamo tutti gli avvisi sul diario perdendo delle ore.
Noi che attaccavamo le gomme da masticare sotto il banco.
Noi che il diario ce lo tiravamo addosso, mentre le femmine ci scrivevano romanzi d'amore.
Noi che per andare alla gita scolastica di 5 giorni dovevamo preparare i genitori mesi prima.
Noi che se c'era la neve si restava alla finestra a guardarla.
Noi che come smetteva, allora TUTTI DI SOTTO!!!
Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola con l'albero.
Noi che le palline di natale erano di vetro e si rompevano.
Noi che tornavamo a casa solo quando la mamma ti chiamava dal terrazzo.
Noi che ai compleanni il regalo per il festeggiato ce lo sceglieva la mamma.
Noi che al nostro compleanno invitavamo tutti, ma proprio tutti, i nostri compagni di classe.
Noi che avevamo paura che qualche amico non venisse, ma poi c'erano tutti.
Noi che facevamo il gioco della bottiglia tutti seduti per terra.
Noi che alle feste stavamo sempre col manico di scopa in mano.
Noi che a carnevale la mamma ci obbligava a vestirci da Zorro.
Noi che facevamo sogni brutti.
Noi che ti svegliavi col battito di cuore a mille.
Noi che dormivamo con la luce del corridoio accesa.
Noi che dal letto guardavamo se c'era qualcuno nel buio dietro la finestra.
Noi che andavamo a letto dopo Carosello.
Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo.
Noi che guardavamo film dell'orrore anche se avevi paura.
Noi che poi non dormivamo per una settimana.
Noi che andavamo a letto con le scarpette di lana e il pigiama di flanella.
Noi che leggevamo Geppo, Tiramolla, Bullo e Birillo, Soldino e Nonna Abelarda.
Noi che vendevamo i vecchi giornalini di Topolino sotto casa.
Noi che rubavamo la frutta dagli alberi.
Noi che la rubavamo anche se non ti andava di mangiarla.
Noi che quella che non mangiavamo ce la tiravamo.
Noi che giocavamo a calcio con le pigne.
Noi che le pigne ce le tiravamo pure.
Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
Noi che giocavamo con la cerbottana a chi lanciava lo stucco più lontano e poi ce lo sparavamo addosso.
Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna e eravamo sempre sorridenti.
Noi che il bagno si poteva fare solo dopo le 4.
Noi che a scuola andavamo con cartelle da 2 quintali.
Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.
Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
Noi che avevamo "il libro delle vacanze", ma i compiti d'estate non li facevamo.
Noi che le poesie non le volevamo imparare.
Noi che però sappiamo a memoria "Zoff Gentile Cabrini Oriali Collovati Scirea Conti Tardelli Rossi Antognoni Graziani (allenatore Bearzot)".
Noi che abbiamo pianto quando l'Italia ha perso contro l'Argentina a Napoli.
Noi che "Disastro di Cernobyl" vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina.
Noi che compravamo le uova sfuse, e la pizza alta un dito, con la carta del pane che si impregnava d'olio.
Noi che non sapevamo cos'era la morale, solo che era sempre quella..fai merenda con Girella.
Noi che a pranzo mangiavamo poco e a merenda divoravamo scaffali di brioches.
Noi che campavamo di Girella e saccottini del Mulino Bianco.
Noi che a volte a merenda mangiavamo anche pane, acqua e zucchero, o pane, olio e sale o pane e marmellata.
Noi che se la mamma ci comprava il gelato, era il Cucciolone, così con il biscotto era più nutriente.
Noi che bevevamo esclusivamente il Billy.
Noi che compravamo gli ovetti kinder per trovare il puffo falegname.
Noi che di politica non ce ne fregava niente.
Noi che conoscevamo solo il Presidente della Repubblica perchè c'era la sua foto in classe.
Noi che avevamo la calcolatrice nell'orologio al quarzo.
Noi che del mondo politico conoscevamo anche Spadolini solo perchè era grassissimo.
Noi che i politici non li conoscevamo, ma Gennaro Ulivieri e Guido Pancaldi, si.
Noi che eravamo preoccupati che l'uomo a mollo della pubblicità avesse i reumatismi.
Noi che non c'erano grandi fratelli, isole dei famosi e fattorie..
Noi che indossavamo maglie che pizzicavano.
Noi che nei giorni importanti ci vestivano con le calze bianche.
Noi che le calze bianche le odiavamo perchè erano strettissime.
Noi che quando toglievamo le calze ci lasciavano un segno mostruoso sul polpaccio.
Noi che per la comunione ci regalavano i compassi e le calcolatrici.
Noi che avevamo la penna con l'inchiostro cancellabile.
Noi che avevamo il mappamondo con la luce dentro.
Noi che la mamma ci metteva le toppe sui gomiti dei maglioni quando diventavamo lisi.
Noi che le toppe le volevamo mettere anche quando i maglioni erano nuovi.
Noi che avevamo tutti i capelli corti a spazzola.
Noi che a volte ci pettinavamo.
Noi che odiavamo il minestrone.
Noi che non sapevamo leggere l'orologio a lancette.
Noi che però sapevamo che erano le 4 perchè stava per iniziare BIM BUM BAM.
Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perchè c'era Happy Days.
Noi che il primo novembre era "Tutti i santi", mica Halloween.
Noi che ci emozionavamo se salivamo anche solo su un autobus di linea.
Noi che ci superemozionavamo se dovevamo salire su un treno.
Noi che avevamo il deflettore sui finestrini anteriori della macchina.
Noi che credevamo che la nostra squadra era la più forte del mondo (anche gli interisti).
Noi che ci sdraiavamo sui prati.
Noi che tornavamo a casa regolarmente coi pantaloni sporchi d'erba.
Noi che vivevamo con ansia il giorno della foto di classe.
Noi che avevamo una sola maestra che insegnava tutto.
Noi che a scuola qualcuno ci andava ancora con la cartella squadrata di cartone a quadrettoni.
Noi che avevamo le replay i primi anni di scuola, e quando iniziavamo a scrivere con la bic usavamo la gomma rotonda blu con il buco in mezzo.
Noi che ci si sdraiava sul prato e si cercava di dar forme alle nuvole.
Noi che la mamma ci dava le 200 lire da dare in offerta alla messa della Domenica.
Noi che facevamo gli scherzi telefonici dalle cabine.
Noi che sfogliavamo i libri delle vacanze soltanto per sentire l'odore particolare della carta.
Noi che siamo anche andati alle colonie estive.
Noi che ci piaceva ancora lo zecchino d'oro.
Noi che abbiamo avuto il diario di Vitt.
Noi che con le 500 lire di carta compravamo un panino con la mortadella e la lattina della Fanta.
Noi che mangiavamo il ghiacciolo della puffetta al limone e di grande puffo alla fragola.
Noi che tornavamo a casa da scuola con le mani piene di scolorina e il tubetto tutto rovesciato nello zaino.
Noi che se ci cadeva un frutto per terra lo pulivamo e lo mangiavamo lo stesso.
Noi che odiavamo le rotelle sulla nostra prima bicicletta ma volevamo subito imparare ad impennare.
Noi che che.."il pallone è mio e decido io!".
Noi che stavamo dietro casa a giocare "finchè non fa buio"..e poi non si vedeva nulla ma si stava fuori uguale.
Noi he non si mangiava mai fuori di casa, almeno che non ci fosse un compleanno.
Noi che a carnevale con cartoncino e elastico si faceva la maschera dell'uomo tigre (..e si diventava fortissimi!!).
Noi che a nascondino con "1 2 3 salva tutti" diventavi l'eroe del quartiere (..per dieci minuti).
Noi che andavamo a casa degli amici a fare i compiti, ma i compiti non li facevamo mai.
Noi che avevamo le macchinine con la bomboletta sulla parte anteriore che quando le buttavi contro il muro scoppiavano.
Noi che a scuola usavamo gli astucci che si aprivano a portafoglio e nei quali regolarmente si rompeva l'elastico che teneva la gomma o il temperino.
Noi che a scuola per la prova di scienze ci davano la patata da metter nel bicchiere e che germogliava.
Noi che dopo pranzo ci obbligavano a fare il riposino.
Noi che per giocare ai nostri videogiochi (come Pac Man) non era necessario avere una laurea come per quelli di oggi.
Noi che andavamo a scuola con la penna con l'inchiostro di 4 colori diversi e ci sentivamo fighi.
Noi che che facevamo gli aquiloni con la carta delle uova di Pasqua..che non hanno mai volato.
Noi che per fare i giri gratis sulle autine legavamo il gettone con un filo.
Noi che facevamo a gara a chi faceva il pallone più grosso col Cristalball.
Noi che invece di mandare gli sms facevamo le dediche alla radio.
Noi che giocavamo coi soldatini di plastica ma non facevamo morire mai nessuno.
Noi che la mamma ci diceva di non indossare i calzini col buco perchè "se ci succedeva qualcosa, sai che figura.."
Noi che ripetevamo coi modelli Bburago gli incidenti visti su Chips.
Noi che discutevamo di cosa avremmo fatto da grandi.
Noi che disegnavamo con i pastelli a cera e i pennarelli "Carioca".
Noi che per pettinarci mettevamo la "gommina Simmons".
Noi che avevamo i Masters con He-man e Skeletor.
Noi che guardavamo Tom e Jerry mangiando pane acqua e zucchero.
Noi che fra amici eravamo tutti caratterialmente diversi.
Noi che però IN FONDO SIAMO STATI TUTTI UGUALI...!
Noi...
Noi che che ora siamo qui a ricordare...
che certe cose ce le siamo dimenticate, e sorridiamo quando ce le fanno ricordare
Did I disappoint you or let you down? Should I be feeling guilty or let the judges frown? 'Cause I saw the end before we'd begun, Yes I saw you were blinded and I knew I had won. So I took what's mine by eternal right. Took your soul out into the night. It may be over but it won't stop there, I am here for you if you'd only care. You touched my heart you touched my soul. You changed my life and all my goals. And love is blind and that I knew when, My heart was blinded by you. I've kissed your lips and held your hand. Shared your dreams and shared your bed. I know you well, I know your smell. I've been addicted to you. Goodbye my lover. Goodbye my friend. You have been the one. You have been the one for me.
I am a dreamer and when i wake, You can't break my spirit - it's my dreams you take. And as you move on, remember me, Remember us and all we used to be I've seen you cry, I've seen you smile. I've watched you sleeping for a while. I'd be the father of your child. I'd spend a lifetime with you. I know your fears and you know mine. We've had our doubts but now we're fine, And I love you, I swear that's true. I cannot live without you.
Goodbye my lover. Goodbye my friend. You have been the one. You have been the one for me.
And I still hold your hand in mine. In mine when I'm asleep. And I will bare my soul in time, When I'm kneeling at your feet. Goodbye my lover. Goodbye my friend. You have been the one. You have been the one for me.
I'm so hollow, baby, I'm so hollow. I'm so, I'm so, I'm so hollow. I'm so hollow, baby, I'm so hollow. I'm so, I'm so, I'm so hollow.
Il piccolo principe strappo' con una certa malinconia gli ultimi germogli dei baobab. Credeva di non ritornare piu'. Ma tutti quei lavori consueti gli sembravano, quel mattino, estremamente dolci. E quando innaffio' per l'ultima volta il suo fiore, e si preparo' a metterlo al riparo sotto la campana di vetro,
scopri' che aveva una gran voglia di piangere. "Addio", disse al fiore. Ma il fiore non rispose. "Addio", ripete'. Il fiore tossi'. Ma no era perche' fosse raffreddato. "Sono stato uno sciocco", disse finalmente, "scusami, e cerca di essere felice". Fu sorpreso dalla mancanza di rimproveri. Ne rimase sconcertato, con la campana di vetro per aria.
Non capiva quella calma dolcezza. "Ma si', ti voglio bene", disse il fiore, "e tu non l'hai saputo per colpa mia. Questo non ha importanza, ma sei stato sciocco quanto me.
Cerca di essere felice. Lascia questa campana di vetro, non la voglio piu'". "Ma il vento..." "Non sono cosi' raffreddato. L'aria fresca della notte mi fara' bene. Sono un fiore". "Ma le bestie..." "Devo pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle, sembra che siano cosi' belle. Se no chi verra' a farmi visita?
Tu sarai lontano e delle grosse bestie non ho paura. Ho i miei artigli". E mostrava ingenuamente le sue quattro spine. Poi continuo': "Non indugiare cosi', e' irritante. Hai deciso di partire e allora vattene". Perche' non voleva che io lo vedessi piangere. Era un fiore cosi' orgoglioso...
"non ho saputo capire niente allora! avrei dovuto giudicarlo dagli atti, non dalle parole.
Mi profumava e mi illuminava. Non avrei mai dovuto venirmene via!
Avrei dovuto indovinare la sua tenerezza dietro le piccole astuzie.
I fiori sono così contraddittori! Ma ero troppo giovane per saperlo amare".
- Buon giorno - disse la volpe. - Buon giorno - rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno. - Sono qui, - disse la voce - sotto il melo... - Chi sei? - domandò il piccolo principe - Sei molto carino... - Sono una volpe - disse la volpe. - Vieni a giocare con me, - le propose il piccolo principe - sono così triste... - Non posso giocare con te, - disse la volpe - non sono addomesticata. - Ah! scusa - fece il piccolo principe. Ma dopo un momento di riflessione soggiunse: - Che cosa vuol dire "addomesticare"? - Non sei di queste parti, tu, - disse la volpe - che cosa cerchi? - Cerco gli uomini - disse il piccolo principe. - Che cosa vuol dire "addomesticare"? - È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire "creare dei legami"... - Creare dei legami? - Certo - disse la volpe. - Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo. - Comincio a capire - disse il piccolo principe - C'è un fiore... credo che mi abbia addomesticato... - È possibile - disse la volpe. - Capita di tutto sulla Terra... - Oh! non è sulla Terra - disse il piccolo principe. La volpe sembrò perplessa: - Su un altro pianeta? - Si. - Ci sono dei cacciatori su questo pianeta? - No. - Questo mi interessa! E delle galline? - No. - Non c'è niente di perfetto - sospirò la volpe. Ma la volpe ritornò alla sua idea: - La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio, perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sottoterra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano... La volpe tacque e guardo a lungo il piccolo principe: - Per favore... addomesticami - disse. - Volentieri, - rispose il piccolo principe - ma non ho molto tempo. Devo scoprire degli amici, e devo conoscere molte cose. - Non si conoscono che le cose che si addomesticano - disse la volpe. - Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico, addomesticami! - Che bisogna fare? - domandò il piccolo principe. - Bisogna essere molto pazienti - rispose la volpe. - In principio tu ti siederai un pò lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un pò più vicino... Il piccolo principe ritornò l'indomani. - Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora - disse la volpe. - Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e a inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono riti. Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina: - Ah! - disse la volpe - ... piangerò. - La colpa è tua, - disse il piccolo principe - io non volevo farti del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi... - È vero - disse la volpe. - Ma piangerai! - disse il piccolo principe. - È certo - disse la volpe. - Ma allora che ci guadagni? - Ci guadagno - disse la volpe - il colore del grano. Poi soggiunse: - Và a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto. Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose. - Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente - disse. - Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico e ora è per me unica al mondo. E le rose erano a disagio. - Voi siete belle, ma siete vuote - disse ancora. - Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei,lei sola, è più importante di tutte voi,perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa. E ritornò dalla volpe. - Addio - disse. - Addio - disse la volpe. - Ecco il mio segreto. È molto semplice: Non si vede bene che con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi. - L'essenziale è invisibile agli occhi - ripeté il piccolo principe, per ricordarselo. - È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante. - È il tempo che ho perduto per la mia rosa... - sussurrò il piccolo principe per ricordarselo. E, riverso sull'erba, pianse. - Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa... - Io sono responsabile della mia rosa... - ripetè il piccolo principe per ricordarselo.
When you're close to tears remember Someday it'll all be over One day we're gonna get so high Though it's darker than December What's ahead is a different colour One day we're gonna get so high
And at the end of the day remember the days When we were close to the end And wonder how we made it through the night At the end of the day Remember the way We stayed so close to the end We'll remember it was me and you
Cause we are gonna be Forever, you and me You will Always keep it flying high in the sky Of love
Don't you think it's time you started Doing what we always wanted One day we're gonna get so high Cause even the impossible Is easy when we got each other One day we're gonna get so high
And at the end of the day remember the days When we were close to the end And wonder how we made it through the night At the end of the day Remember the way We stayed so close to the end We'll remember it was me and you
Cause we are gonna be Forever, you and me You will Always keep it flying high in the sky Of love
Quando stai per piangere ricorda Che un giorno finirà tutto Un giorno riusciremo ad arrivare in alto Sebbene tutto sia più oscuro di dicembre Quello che c’è avanti a noi è un colore diverso Un giorno riusciremo ad arrivare in alto
E alla fine del giorno ricorda i giorni In cui eravamo vicini alla fine E chiediti come ce l’abbiamo fatta Ad attraversare la notte Alla fine del giorno ricorda il modo In cui siamo stati così vicini alla fine Ricorderemo che eravamo io e te
Perché noi saremo sempre io e te Tu riuscirai sempre a volare in alto Nel cielo dell’amore
Non pensi che è tempo di iniziare A fare quello che hai sempre voluto Un giorno riusciremo ad arrivare in alto Perché anche l’impossibile è facile Quando siamo l’uno con l’altro Un giorno riusciremo ad arrivare in alto
E alla fine del giorno ricorda i giorni In cui eravamo vicini alla fine E chiediti come ce l’abbiamo fatta Ad attraversare la notte Alla fine del giorno ricorda il modo In cui siamo stati così vicini alla fine Ricorderemo che eravamo io e te
Perché noi saremo sempre io e te Tu riuscirai sempre a volare in alto Nel cielo dell’amore